| Gianluca Lo Cicero, per avere protestato contro un'incolore prova di carattere fornita dai calciatori del Padova, e avendo nell'occasione intralciato l'opera di alcuni stewards dello stadio Euganeo, è stato condannato a 14 mesi di carcere. Gli organi di stampa riportano stamane con enfasi questo exploit della giustizia italiana, che per la prima volta nel nostro Paese applica con una puntigliosità ed una severità spropositate le norme di un decreto sinora ben poco utilizzato. Come non ricordare le pene morbide comminate agli attivisti dei centri sociali per fatti ben più rilevanti di una protesta un po' colorita all'interno di uno stadio, come non rammentare l'assoluzione per motivazioni morali concessa sempre ai paladini della sinistra per avere sì interrotto la circolazione dei convogli ferroviari, creando danni ingentissimi a migliaia di cittadini, ma avendolo fatto solo per un anelito di libertà e desiderio di giustizia che notoriamente sappiamo albergano in queste candide ed immacolate anime no-global. Ci sovviene altresì la condanna a soli sei mesi in più di quanto deliberato per Lo Cicero al tabaccaio che uccise a pistolettate il ladro che gli voleva rapinare il negozio. Nulla da eccepire sulla clemenza della corte, in questo caso, ma esiste una proporzione logica fra quanto successo all'Euganeo e quanto accaduto all'interno e all'esterno del negozio di Milano? Vorremmo che la Legge fosse uguale per tutti: a noi sembra invece che qualcuno sia da perseguire con più durezza, con più determinazione degli altri, forse più per le Idee che lo animano tutti i giorni piuttosto che per i fatti, invero modesti, prodotti in un'anonima domenica allo stadio. Bruno Cesaro Fiamma Tricolore |
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