![]() |
C’è un film molto interessante che è praticamente sparito dalla circolazione con protagonista Dustin Hoffman che pone l’attenzione su una tematica importantissima e delicatissima quale quella relativa al potere dell’informazione di manipolare l’opinione pubblica e di rendere reale ciò che è finzione e finzione ciò che è reale. Il nome di questo film è “Wag The Dog” ossia “sesso e potere”: la storia narra la preparazione e la messa in scena di una finta guerra in un paese dell'Europa centro-orientale a cura degli addetti alle pubbliche relazioni, per distogliere l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica da uno scandalo sessuale che vede coinvolto il presidente degli Stati Uniti d'America. Ciò viene fatto fabbricando notizie false, tra cui un finto reportage dal teatro di guerra, realizzato in uno studio cinematografico. Il film risale al 1997 e fece molto scalpore perché curiosamente, pochi mesi dopo l'uscita nelle sale negli Stati Uniti, l'amministrazione Clinton si vide costretta ad affrontare lo scandalo nato dalla relazione del presidente statunitense con Monica Lewinsky. Il film è di una attualità e verità incontestabile e forse è proprio per questo che è quasi introvabile nelle videoteche. La trama del film si ripete nella vita socio - politica di tutti i giorni; basti pensare alle foibe che per cinquant’anni non sono mai esistite nei programmi dei mass media e sono sopravvissute solo nel ricordo di coloro che le hanno subite e dei loro discendenti. Basti pensare ancora alle tragedie che continuano a consumarsi in Tibet, che raramente vengono ricordate dai telegiornali, nonostante il Dalai Lama abbia pronunciato poco tempo fa la frase: “la Cina ha trasformato il Tibet in un inferno sulla terra“. Che dire poi delle guerre civili e delle guerre nei paesi cosiddetti poveri che nella coscienza collettiva non esistono perché nessun organo di informazione ha interesse a ricordarle; e ancora poi non è politicamente corretto ricordare al borghese perbenista che la scarpa o la maglietta di lusso che indossa e di cui fa sfoggio quale simbolo di “status sociale” magari è fabbricata in qualche paese del terzo mondo dove i lavoratori sono costretti a lavorare in condizione di quasi schiavitù per un salario infimo. Di esempi così ce ne sono a bizzeffe e certo una soluzione a questa “povertà intellettuale” e “miseria intellettiva” potrebbe essere quella di avere una televisione e una stampa che più che rincorrere la notizia che genera profitto e il gossip facesse una informazione seria e acritica presentando la realtà oggettiva dei fatti anche se ciò dovesse essere un affronto al quotidiano gossip insulso e alla televisione spazzatura cui assistiamo e che dobbiamo sorbirci con cadenza quasi quotidiana. Davide B. |