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La mannaia che sta per abbattersi sui trasporti regionali e comunali sarà difficile da digerire per gli utenti dei servizi locali e si preannuncia un autunno di passione e soprattutto di rabbia. Si, perché il Dl governativo che taglia una notevole quantità di trasferimenti economici alle dislocazioni periferiche, metterà in ginocchio la rete dei servizi , in particolar modo quelli delle realtà dove piu’ alta è la richiesta e l’uso da parte di studenti e lavoratori pendolari. Le previsioni parlano di un calo di almeno 70 milioni di euro in investimenti statali nei confronti del Veneto e già si ipotizza un aumento fisiologico sui costi dei biglietti di bus e tram dell’ordine dei 40 cent a corsa, con un calo occupazionale che riguarderà centinaia di dipendenti e riduzione della rete servita, con meno linee e meno corse. Ovviamente, sulla base del motto che prevenire è meglio di curare, gli amministratori ed i gestori delle aziende di trasporto della nostra regione si sono mossi studiando una serie di contromisure che si preannunciano estremamente dure e dirette. D’altronde non era lecito aspettarsi altro da un governo che per evitare il collasso economico che lui stesso ha contribuito ad alimentare in un decennio di politica dissennata , non riesce a fare di meglio che a tagliare indiscriminatamente, senza la capacità di colpire in maniera decisa e funzionale gli enormi sprechi della pubblica amministrazione e l’evasione fiscale, giunta a livelli insopportabili per un paese civile. E, aggiungiamo noi, senza la minima , reale, volontà di studiare misure di un rilancio che favorisca la realizzazione di un welfare finalmente moderno ed efficace, che adoperi tutti gli strumenti idonei per incrementare lo sviluppo con manovre finanziarie coerenti e coraggiose che prevedano investimenti e prospettive programmatiche e non i soliti, rituali, tamponamenti stagionali. Complimenti , infine , alla Lega ed al suo massimo esponente regionale Luca Zaia, che, dal suo insediamento ad oggi, non ha prodotto nulla, ripetiamo nulla, di un calendario ambizioso nonché evidentemente insostenibile . Forse l’ex ministro dell’Agricoltura è piu’ a suo agio tra sagre con tori allo spiedo e fiumi di prosecco, così come molti dei suoi colleghi di partito. Amministrare il bene comune nell’interesse dei cittadini è una cosa ben diversa che richiede specifiche attitudini. Con buona pace e rassegnazione di chi ha votato a scatola chiusa il Carroccio, credendo negli annunciati miracoli. Merce che nemmeno il buon Dio è piu’ disposto a concedere con facilità. Antonio Ferro |